Studio Musa-Cnr Ipps: Nella scuola primaria sei alunni su dieci credono nei ruoli sociali distinti. Gli adolescenti? Non riconoscono la disuguaglianza di genere
Papà comanda, mamma si prende cura della casa: in sostanza è questa l’immagine che i bambini di scuola elementare hanno in mente dell’evoluzione del ruolo della donna nella società. A rivelarlo sono i dati emersi da un’indagine Musa, Mutamenti sociali, valutazione e metodi, dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ipps), che ha preparato la guida “Gli stereotipi di genere” dedicata proprio ai giovanissimi.
I NUMERI
Il 58,6% dei bambini di scuola primaria e il 52,9% delle loro compagne femminili sono, infatti, convinti che, nella vita, uomo e donna abbiano ruoli sociali distinti. I primi anni di vita, nel corso della socializzazione primaria, dove? Principalmente in famiglia: luogo primario di trasmissione delle disuguaglianze sociali. Si tratta di un lavoro millimetrico che passa attraverso la condivisione dei più piccoli anche per fasce d’età, fanciate e giovanissimi.
Con il crescere del bambino diventa adolescente che entra in contatto con altri ambienti di socializzazione secondaria extra familiari, gli stereotipi di genere si indeboliscono ma restano comunque veicolati. Non solo «Molti stereotipi adolescenziali avvalorano episodi di discriminazione e la discriminazione è su 10 si dichiara apertamente omofobica» – spiega Antonio Tintori, ricercatore Cnr-Ipps e coordinatore del team Musa – in più, circa 3 su 10 non sono in grado di riconoscere come violenti gli insulti, minacce, a pari di comportamenti che la vita sociale che contrariamente ai primi stereotipi di genere, che e la principale forma di condizionamento sociale che contrariamo, tendono a indebolirsi.
IL VADEMECUM
Da qui la necessità di entrare nel mondo dei bambini con una guida utile ai bambini ma anche, evidentemente, ai genitori e agli insegnanti, a cui hanno lavorato i ricercatori fornendo domande e risposte chiare, ad esempio, cosa siano gli stereotipi di genere, sono responsabili della disuguaglianza personale e le manifeste o implicite differenze di genere.
Condizionano tutti gli individui ad assumere ruoli specifici e comportamenti per “naturali”; appoggiano solamente apparati progettuali riproduttivi del proprio sesso. Oppure quando vengono “trattati” nei primissimi anni di vita, nel corso della socializzazione primaria, dove? Dove? Prevalentemente in famiglia: luogo primario di trasmissione delle disuguaglianze sociali.
L’OPINIONE
«La scarsa consapevolezza riguardo al consenso e ai confini della violenza – spiega la psicologa Elisa Caporetti, membro dell’Osservatorio nazionale contro il bullismo e il disagio giovanile – rende complesso per gli adolescenti instaurare rapporti basta sulla reciprocità e sul rispetto. Questa mancanza di chiarezza può portare a dinamiche tossiche, in cui il potere e il controllo prevalgono su una comunicazione paritaria».
L’IMPATTO
Intanto tutto ciò ha sulla salute mentale e un aspetto non più esserci trasparente. La pressione sociale per conformarsi ai generi, unita alla paura di essere giudicati, può generare un diffuso disagio psicologico. Il rischio è quello di sentirsi a disagio, depressi, sotto pressione e altri disturbi mentali, specialmente se non si riesce a vivere le aspettative dei ruoli di genere che non si rispettano.
Non meglio la situazione per chi non si identifica in ruoli autentici. Non si migliora la situazione neanche andando avanti, dal 2018 al 2023, emerge che 4 uomini su 10 e una su 5 delle donne vengono violentate e che una donna su 5 vuole poter sottrarsi.
DAGLI ESPERTI UNA GUIDA PER AFFRONTARE L’ARGOMENTO ANCHE IN CLASSE
Per un bimbo su 5 e sempre la donna a provocare la violenza sessuale su un 10 che, se una donna non si difende, viene sotto effetto di droga e responsabile della violenza subita. E anche per gli uomini ma non andrebbe neanche pensato.
Articolo tratto da Mondo Futuro de Il Messaggero di marzo 2025